Convegno Sirem 2020: Media, educazione e terzi spazi
Sessione 1: Scuola, società, comunità: quale ripresa dopo l’emergenza?

8 luglio 2020 ore 9.00 – 11.00

Introducono Davide Parmigiani e Maria Ranieri
Coordina Marina De Rossi

Si invitano tutti coloro che vogliono intervenire in questa sessione, ovvero iscriversi a parlare, a compilare il form line. Questo aiuterà i discussant e gli altri partecipanti a predisporre i lavori e i loro interventi e discuterne già prima del convegno su Twitter. Cliccare qui per compilare il form online

Nodi e temi

  1. Potenzialità di ruolo e funzione delle ICT nel rapporto scuola-famiglia (riflessione critica esperienza COVID e cosa può essere proiettato in prospettiva progettuale come linea PTOF)
  2. Come rivalutare e incontrare le esigenze degli alunni con disabilità e i Bisogni Educativi Speciali?
  3. Come sviluppare una prospettiva di CPD (Continuous Professional Development) degli insegnanti sulla base dell’emergenza?
  4. Come rivalutare le esperienze di Media Education per sostenere la lettura e la comprensione critica dei media e delle tecnologie? 
  5. Come superare le difficoltà relative al Digital divide emerse nel corso dell’emergenza?
  6. Come ri-progettare la didattica in condizioni di mutati vincoli spazio-temporali (piccoli gruppi, spazi diffusi, tempi ridotti)?
  7. Quali alleanze sono possibili tra scuola e territorio, scuola e servizi socio-educativi, insegnanti ed educatori?

Interventi programmati (già inseriti nel form online)

Francesca Zanon, Università di Udine

Progetto Rasai: modifichiamo la didattica per rispettare i tempi e i modi dei nostri alunni
Ricerca azione nella scuola primaria. Ripensare la didattica comporta una ridefinizione radicale partendo dalla comunicazione didattica mettendo assieme approcci diversi.

Elena Pacetti, Università di Bologna

La comunicazione scuola-famiglie dopo l’emergenza: cosa abbiamo imparato dall’uso delle tecnologie?
La comunicazione tra genitori e insegnanti, insegnanti e insegnanti e genitori e genitori in ambito scolastico si avvale di canale comunicativi formali (principalmente registro elettronico, mail, circolari, ricevimento in presenza) e informali (gruppi Whatsapp o Telegram, ulteriori mail, ma anche incontri all’entrata/uscita da scuola). L’emergenza Covid-19 ha in parte modificato queste comunicazioni, sia per un maggior utilizzo di strumenti digitali, sia per un maggior utilizzo di canali informali. Cosa rimarrà al termine dell’emergenza? cosa abbiamo imparato da questa situazione certamente complessa e sfidante? Verranno proposte alcune riflessioni nate all’interno di una ricerca che si è sviluppata nell’ultimo A.S. e che continuerà anche il prossimo anno.
Domande
Rapporto sistema educativo formale e non formale; comunicazione scuola-famiglie;

Michelle Pieri – INDIRE, Donatella Malafronte – I. C. Bussoleno

Il modello “piccola scuola come comunità educante” ai tempi del Covid-19 e oltre (Michelle Pieri e Donatella Malafronte).
Il modello “Piccola scuola come comunità educante” (Pieri & Repetto ,2019; Repetto & Pieri 2019), nato nell’ambito del progetto “Piccole Scuole”, gestito da Indire e co-finanziato dal MIUR, grazie alla collaborazione di alcune piccole scuole collocate in zone montane del Piemonte iniziata nell’anno scolastico 2017/2018 e ancora in corso , si basa sulla collaborazione tra scuola, famiglia e comunità (Epstein , 1987; Epstein & Sanders, 2002). Il modello si articola nelle seguenti sei fasi, segue
Domande
La scuola oltre la scuola: cosa può fare la scuola per la comunità e cosa può fare la comunità per la scuola?

Ottavia Trevisan – Università degli Studi di Padova

Viviamo un periodo storico complesso che, a causa della recente emergenza Covid, ha portato ad una repentina ridefinizione delle pratiche didattiche degli insegnanti richiedendo in tempi rapidissimi soluzioni innovative, creative ed alternative finalizzate a garantire l’efficacia della relazione educativa attraverso una massiva integrazione delle tecnologie. Il presente intervento riporta i risultati di un’indagine regionale rivolta a insegnanti del primo ciclo d’istruzione (N=117) volta a focalizzare la loro percezione relativamente a potenzialità e criticità derivate dall’introduzione della didattica a distanza, anche in relazione a quanto offerto dalla scuola in termini di supporto progettuale-metodologico e infrastrutturale. “In seguito alla recente diffusione della didattica a distanza (DAD) nelle scuole di ogni ordine e grado, nel contesto del Corso di Studi in Scienze della Formazione Primaria dell’Università di Padova, si è realizzata un’indagine attraverso la somministrazione di un questionario semi-strutturato ad un gruppo di docenti del primo ciclo d’istruzione, con lo scopo di comprendere la loro percezione di risposta del sistema scolastico a tale emergenza e l’impatto sulle loro pratiche professionali. L’intento è stato quello di approfondire una riflessione critica sulle evidenze emerse allo stato attuale, ma considerando anche in termini proiettivi ciò che l’esperienza di DAD potrà produrre in fase di normalizzazione. Particolare attenzione si è rivolta ai possibili risvolti futuri in merito ad una significativa adozione di modelli di integrazione delle ICT a supporto di esperienze di apprendimento per competenze. Oltre ai nuclei di interesse didattico, si aggiunge un approfondimento critico in relazione all’integrazione delle ICT come potenziale ambiente di realizzazione di una comunità educante scuola-famiglia.
Domande
Considerando le numerose raccomandazioni internazionali, nonché le iniziative nazionali per l’integrazione delle tecnologie nella didattica (es. PNSD 2015, la figura dell’animatore digitale, DIGICOMPEDU 2017), qual è stato il reale impatto della formazione continua per una professionalità docente dinamica e preparata ad un uso efficace delle tecnologie per l’apprendimento? Durante la prolungata chiusura delle scuole, come gli insegnanti hanno percepito dotazioni, infrastrutture e supporto organizzativo della scuola per lo sviluppo di didattica a distanza? Quali sono state le criticità progettuali, metodologiche, valutative e relazionali di gestione della classe percepite dagli insegnanti? Quanto l’integrazione delle tecnologie è stata percepita come potenzialità per creare scenari alternativi per i rapporti scuola-famiglia, nella prospettiva di facilitare e rendere più accessibile e sostenibile i rapporti con la comunità? L’esperienza nel periodo di emergenza, seppur complessa, ha prodotto intenzionalità e motivazione all’innovazione metodologico-tecnologica in fase di normalizzazione?

Stefano Pasta – Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Il progetto “Don Milani 2” a Quarto Oggiaro: un terzo spazio all’interno di un sistema scolastico formale
L’intervento intende applicare il concetto di terzo spazio al contesto formale didattico della scuola. Il caso studio è il progetto Don Milani 2, realizzato dalla Fondazione Exodus (terzo settore) presso la Secondaria di I grado Graf (scuola pubblica) del quartiere Quarto Oggiaro, periferia nord di Milano. All’interno dell’orario scolastico, per tutti gli alunni delle classi coinvolte sono previste attività laboratoriali, da quelle più manuali come la falegnameria a quelle più tecnologiche come la stampa 3D, e teatrali presso lo spazio creativo artigiano Makers Hub, esterno all’edificio scolastico ma presente nello stesso quartiere. Al Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Innovazione e alla Tecnologia (CREMIT) dell’Università Cattolica (gruppo di lavoro: Stefano Pasta, Gerolamo Spreafico, Franco Taverna, Pier Cesare Rivoltella) è stato chiesto di modellizzare il progetto in termini didattici, indicandone i punti di forza e gli snodi nel dialogo con l’impianto scolastico e la validazione degli apprendimenti. Appare interessante ricostruire tale modellizzazione come terzo spazio per un duplice interesse. Da un lato questa “nuova idea di scuola” è inserita a pieno titolo (curricolo, orario, valutazione, coinvolgimento del collegio docenti etc) nel sistema scolastico formale ed è proposta a tutti gli alunni della classe, non solamente a coloro potenzialmente più problematici. Dall’altro lato, considerando che il territorio in cui il progetto è situato è caratterizzato da disagio socioeconomico, l’esperienza presentata segue le indicazioni dell’Indagine conoscitiva sulla dispersione scolastica della Camera dei deputati (2014) e del rapporto “Una politica nazionale di contrasto del fallimento formativo e della povertà educativa” del MIUR (2018). In questa direzione adotta la nozione di “rischio di insuccesso scolastico” come efficace predittore di dispersione scolastica e premessa delle politiche di prevenzione, attuando un partenariato con l’associazionismo che non si limita a un mero prolungamento del tempo-scuola, ma promuove un’integrazione delle risorse secondo la prospettiva pedagogica del sistema formativo integrato. In questo modo i terzi spazi all’interno del sistema scolastico diventano luoghi di costruzione e negoziazione dei significati, in cui la medialità viene esperita e vissuta per le sue opportunità, all’interno di una sociomaterialità incline alla creatività. Sono luoghi di costruzione di narrazioni, che aiutano il processo di costruzione identitaria, contribuiscono alla percezione di autoefficacia. In questo modo la scuola concorre a promuovere le new literacies, le nuove competenze, di cui i cittadini di domani hanno bisogno per abitare il loro tempo.
Domande
– A quali condizioni si può affermare che un terzo spazio è integrato nel sistema scolastico? – Come cambiano l’insegnamento, l’educazione e la prevenzione in un terzo spazio?

Laura Parigi, Jose Mangione, Giuseppina Cannella – Indire

Dove sta di casa la scuola? L’ambiente domestico come spazio di esplorazione
Tra la fine del mese di aprile e il mese di maggio del 2020, nel corso del lockdown, INDIRE ha organizzato per gli insegnanti del Movimento delle Piccole scuole un laboratorio online dedicato ad esplorare le potenzialità educative dell’ambiente domestico come contesto di apprendimento esperienziale e laboratoriale. L’iniziativa, Dove sta di casa la scuola, è nata come risposta alla richiesta di attività a “bassa intensità digitale” , come definite dal Movimento di Cooperazione Educativa, per gli alunni a rischio di esclusione dalla Didattica a distanza per ragioni legate a condizioni di digital divide, ma è stata anche l’occasione per proporre alternative ad un modello di DAD centrato unicamente sull’erogazione di contenuti e videolezioni e su momenti di verifica. Le attività proposte, che potevano essere svolte off line, tra le mura domestiche, utilizzando materiali semplici che tutti potevano avere a disposizione in casa, hanno toccato diversi ambiti del curricolo a volte con un taglio più chiaramente disciplinare – dalla matematica, alle scienze (chimica, fisica, astronomia), alla lingua, e arti (la musica) e persino la filosofia – in altri casi con intrecci interdisciplinari che nascevano dal gioco, dal teatro spontaneo infantile, dalla pratica del cerchio come momento di discussione libera e organizzata. Tutte le proposte, realizzate da insegnanti e ricercatori, sono state nate dall’idea che case nelle quali eravamo tutti rinchiusi potevano essere un ambiente di apprendimento molto stimolante, ricchissimo da fenomeni da esplorare, di laboratori da fare: si può fare tanta scuola, tanti contenuti del curricolo, cercando di scoprire con funziona una lavatrice, come si smacchia un tessuto, come cambia il cielo, che ogni notte vediamo dalla nostra finestra. Le attività, dedicate prevalentemente al I ciclo di istruzione, sono state pensate per recuperare il corpo e la sensorialità nel processo di apprendimento a distanza e per cercare di preservare l’autonomia degli alunni. Ai genitori è stato attribuito infatti il ruolo il ruolo del tecnico di laboratorio, cioè di una sorta di aiutante nelle attività di esplorazione dei bambini e dei ragazzi. Guardando oltre l’emergenza sanitaria, le pratiche presentate nei webinar e quelle raccolte dai docenti partecipanti, ci sembrano delineare un modello didattico utile a ripensare la relazione tra casa e scuola, dando valore ai numerosi fatti educativi che accadono nell’ambiente domestico.
Domande
Ripensamento degli spazi e dei tempi della didattica, scuola di comunità,

Nicolina Bosco, Mario Giampaolo – Università di Siena

Covid19 ed inclusione scolastica: un modello di formazione basato su problemi autentici
La recente pandemia COVID-19 ha reso manifesto il divario socio tecnologico degli studenti e delle famiglie italiane. Le scuole e gli insegnanti sentono più che mai il bisogno di diminuire queste differenze, di trovare, oltre che il giusto strumento, modelli di progettazione e metodologie efficaci per migliorare l’inclusione. La necessità di un corpo insegnanti preparato ad affrontare questa sfida non è mai stata più forte. Il presente contributo descrive l’implementazione di un modello didattico online utilizzato all’interno di un corso di formazione, rivolto a 23 docenti delle scuole del territorio toscano, che ha avuto l’obiettivo di promuovere l’inclusione nelle istituzioni scolastiche ad elevata complessità multiculturale. Gli approcci teorici utilizzati all’interno del modello sono quelli del problem-based learning e del case-based learning, approcci che favoriscono la riflessività e l’apprendimento a partire dalla propria esperienza professionale (De Jong, Verstegen, Tan, O’connor, 2013). Le attività formative online sono state realizzate attraverso i seguenti step: 1. Presentazione di un caso, costruito ad hoc centrato su problemi autentici della professionalità dell’insegnante; 2. La discussione con i colleghi, sulla base delle proprie conoscenze ed esperienze pregresse, del caso all’interno di un forum o durante una sessione google meet; 3. L’ accesso a materiale teorico di approfondimento; 4. La proposta individuale di una strategia risolutiva rispetto al problema presentato e la condivisione nella community virtuale. L’analisi dei dati raccolti ha permesso di rilevare l’efficacia del metodo e le sfide che riguardano la scuola multietnica in questo periodo di emergenza.

Marco Rondonotti – Università Cattolica di Milano

Il progetto “Aperto per ferie”: un terzo spazio attivato nella comunità territoriale
L’intervento si propone di indagare le condizioni che permettono ai terzi spazi di porsi quali ambienti che facilitano le relazioni personali e sociali: sia per il mantenimento dei contatti quotidiani localizzati territorialmente in situazioni di lontananza fisica, sia per attivare nuove relazioni.
Il caso studio è il progetto “Aperto per ferie” realizzato dal Servizio nazionale di pastorale giovanile della Conferenza Episcopale Italiana. Dopo la sospensione delle attività ordinarie in presenza a causa dell’emergenza sanitaria che ha causato la perdita di opportunità educative, gli oratori ripartono con le proposte aggregative e formative; in vista dei mesi estivi, il Servizio nazionale di pastorale giovanile ha accompagnato gli oratori all’attivazione di progetti territoriali che promuovano il protagonismo e la creatività dei bambini e ragazzi. Sono previste numerose attività laboratoriali da vivere sia in presenza sia predisponendo opportuni ambienti digitali; la messa a disposizione degli spazi da parte delle agenzie educative e dalle istituzioni del territorio, la disponibilità di tutti gli attori a sostenere un rinnovato patto educativo rendono interessante l’applicazione del concetto di terzo spazio. I terzi spazi vissuti all’interno dei contesti comunitari territoriali si presentano come occasione per la negoziazione dei significati; in questo senso, il digitale può offrire grandi opportunità per generare narrazioni condivise, sostenendo il processo di costruzione identitaria sia personale sia sociale.
Al Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Innovazione e alla Tecnologia (CREMIT) dell’Università Cattolica (gruppo di lavoro: Carenzio, Farinacci, Mazzotti, Rondonotti, Rivoltella) è stato chiesto di realizzare una ricerca finalizzata a:
·      comprendere come coinvolgere la comunità nel terzo spazio, avendo sempre cura della presenza attiva dei più piccoli;
·     raccogliere le rappresentazioni e gli utilizzi del digitale degli operatori per definire le modalità di attivazione e mantenimento del terzo spazio;
Gli strumenti di ricerca previsti sono: questionario per gli operatori (somministrato all’inizio del percorso di formazione); focus group (con gli operatori che avranno condotto le attività estive); video-racconto come forma di documentazione, comunicazione e riflessione.
Domande
La ricerca ha portato a evidenziare due questioni fondamentali al fine di attribuire la giusta rilevanza al lavoro svolto in questo terzo spazio:
·       La documentazione dell’esperienza svolta sull’intero territorio nazionale ·       Le condizioni che permettono ai terzi spazi di porsi quali ambienti che facilitano le relazioni personali e sociali: sia per il mantenimento dei contatti quotidiani localizzati territorialmente in situazioni di lontananza fisica, sia per attivare nuove relazioni. Sirem diventa occasione poter attivare un confronto su entrambe le questioni

Chiara Panciroli, Anita Macauda – Università degli studi di Bologna

Intelligenza artificiale e big data nella didattica scolastica
L’emergenza Covid-19 e la conseguente sospensione delle attività didattiche in presenza hanno portato le scuole a confrontarsi in modo diretto con la didattica a distanza. Sebbene le scuole si siano sforzate di cercare soluzioni alle tante difficoltà emergenziali, si è evidenziata la consapevolezza che insegnare a distanza non significa erogare la stessa didattica della presenza con strumenti diversi. Occorre invece riprogettare i percorsi di apprendimento avendo come riferimento un modello di didattica rinnovato che parta dai bisogni degli studenti e dei docenti e garantisca a tutti livelli elevati di conoscenza/competenza. In questo senso, la priorità è quella di analizzare come la tecnologia possa impattare sull’efficacia dei processi di apprendimento. Particolarmente significativi sono i sistemi di Intelligenza Artificiale applicati ai big data prodotti dalle piattaforme scolastiche (registro elettronico, suite di Google for Education…) in questo periodo emergenziale. Infatti i dati estratti da queste piattaforme e analizzati attraverso modelli predittivi possono misurare le interazioni tra gli attori coinvolti (docenti, studenti, genitori…), le discipline e l’ambiente stesso, arrivando a comporre una rappresentazione del contesto didattico
Domande
Progettare ambienti integrati nella didattica scolastica.

Anita Macauda, Chiara Panciroli – Università degli studi di Bologna

Robotica educativa e didattica scolastica
La più recente letteratura scientifica evidenzia come la robotica impatti in modo significativo e trovi applicazione in settori differenti. In rapporto all’ambito dell’istruzione, l’educazione alla robotica viene inteso in una duplice accezione: come insegnamento della progettazione, programmazione e gestione dei robot; come strategia di insegnamento basata sull’utilizzo dei robot per sostenere lo sviluppo dei processi cognitivi e socio-relazionali, nonché emotivi degli studenti. In riferimento a quest’ultima accezione, ci si propone di identificare alcuni ambiti di riflessione sulla robotica nei contesti scolastici, con un riferimento specifico al periodo emergenziale.
Domannde
Impatto di intelligenza artificiale e robotica sull’apprendimento

Lorella Giannandrea, Alessandra Renieri, Francesca Gratani – Università di Macerata

Formazione dei docenti tra formale e informale – Documentazione di un corso di formazione per i docenti su progettazione, robotica e coding
Il contributo presenta l’esperienza di un corso di formazione per docenti sul tema della progettazione di percorsi di robotica e coding in un istituto comprensivo che si è svolto in modalità e-learning a causa dell’emergenza Covid. L’iniziale struttura del corso, basata su momenti di didattica attraverso la pratica e sull’utilizzo di semplici robot da programmare, è stata ripensata alla luce del vincolo di erogare il corso interamente online. La creazione di un “terzo spazio” è stato definito dalle attività collaborative dei docenti che hanno progettato insieme e utilizzato strumenti per il coding unplugged (come CodyRoby, CodyFeet, …) e plugged (come Scratch, Light bot, Bee bot emulator, …). Ciò ha messo in evidenza la possibilità di sperimentare un apprendimento attivo, momenti di learning by doing e la ricchezza di un approccio pull nella formazione dei docenti, motivandoli a “ri-pensare” queste modalità di lavoro nella didattica di classe. I dati raccolti dal questionario pre-corso documentano l’iniziale difficoltà dei docenti nel relazionarsi all’interno delle piattaforme utilizzate e a partecipare ad una diversa tipologia di formazione. l dati raccolti al termine del corso suggeriscono la maturazione di un atteggiamento più favorevole a queste modalità di formazione. L’impostazione del corso ha favorito, mediante un orientamento esperienziale, un potenziamento dell’identità professionale dei docenti, andando a rafforzare il loro senso di auto-efficacia.

Paolo Bonafede, Università di Trento

La memoria nella scuola della contemporaneità digitalizzata

Si propone il quesito sulle condizioni di sopravvivenza della memoria come perno dell’apprendimento e quindi dell’esperienza scolastica. Per quanto riguarda l’apprendimento, (cosa e come ricordare) si recupera l’immagine del cervello bilingue (Wolf) che sostiene la necessità di mantenere una bialfabetizzazione del cervello che apprende (alfabetica e digitale). Questo approccio credo possa essere rinvenuto storicamente come forma tipica e costante (quindi da mantenere tale) nelle ricerche sull’apprendimento. La dimensione alfabetico/narrativa classicamente è stata interpretata secondo le formule dell’ars legendi, la lettura erudita rigorosamente estensiva, funzionale all’ars excerpendi, la prassi della redazione di quaderni di estratti, che diventano vere e proprie «biblioteche portatili» usate per comporre nuovi testi secondo un processo circolare e riflessivo. Queste due arti sono funzionali e coniugabili con l’approccio topologico, centrato sullo sguardo e sulla vista, tipico dell’educazione digitale, ma che da sempre accompagna forme di apprendimento elementare / popolari nella storia (come non ricordare l’arte sacra, ad esempio il ciclo della vita di Francesco realizzato da Giotto). Educazione estetico-sensoriale-spaziale-intuitiva ed educazione alfabetico-narrativa-analitica vanno quindi preservate e integrate tra di loro, per poter mantenere memoria viva. Su questo versante quali apporti potrebbero essere offerti dalle logiche del terzo spazio (Gutierrez), del microlearning (Rossi) e degli Episodi di Apprendimento situato (Rivoltella)?

Telegram

Prima e durante il convegno sarà possibile discutere tramite il gruppo SIREM in Telegram Telegram usando l’hashtag #SIREM2020_1


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