Convegno Sirem 2020: Media, educazione e terzi spazi
Sessione 4: Apprendimenti “in rete”: quale rapporto tra sociale e digitale e tra relazione e discipline?

8 luglio 2020 ore 11.00 – 13.00

Introducono: Giovanni Bonaiuti e Fabio Pasqualetti
Coordina Salvatore Colazzo

Si invitano tutti coloro che vogliono intervenire in questa sessione, ovvero iscriversi a parlare, a compilare il form line. Cliccare qui per compilare il form online

Nodi e temi

La scuola odierna appare, agli occhi di molti, come dissociata dalla società. Esiste una difficoltà a elaborare il nesso comunicazione/educazione, saperi non formali (soprattutto quelli veicolati dai media) e saperi formali.  Nonostante molti sforzi non appare ancora realizzato il programma di una “scuola aperta” in grado di intessere un proficuo rapporto di scambio con ciò che è esterno alla scuola. Vi è un conflitto fra i modi attraverso cui il sapere si forma e si realizza nel mondo della comunicazione (che è sempre più pervasiva) e il sapere che viene praticato a scuola. Si tratta allora di problematizzare e dinamizzare i saperi scolastici, sapendo che ciò ha conseguenze sui modi attraverso cui la scuola è organizzata. Il problema di fondo è il rapporto fra le forme dell’insegnare e dell’apprendere a scuola e le forme dell’apprendere nella società, in cui le informazioni circolanti nella rete sono costantemente messe in valore (anche nell’accezione economica del termine).

Interventi programmati (già inseriti nel form online)

Luisa Zecca – Università degli studi di Milano Bicocca

Relazioni a distanza e fragilità educative: una ricerca Student Voices
Che impatto ha avuto la didattica a distanza su bambini e ragazzi supportati da educatori professionali nei percorsi scolastici? Come cambia la percezione di fragilità educativa nelle relazioni a distanza dalla prospettiva degli educatori che lavorano in ambito scolastico? Primi risultati di una ricerca qualitativa Student Voice condotta con studenti lavoratori del corso di Progettazione e valutazione di servizi e interventi educativi e studenti tra i 6 e i 14 anni.
Domande
Reti in presenza e reti digitali per l’inclusione

Evelina De Nardis – LICEO DELLE SCIENZE UMANE “G.BRUNO”-ROMA

Ripensare la didattica
I mutamenti economici, tecnologici e sociali in atto richiedono cambiamenti radicali dei sistemi educativi. Alla luce di questi scenari, la conoscenza è diventata il motore dell’economia e si sono diffusi nuovi strumenti con cui trattarla. Le caratteristiche della multimedialità, di apertura e di interattività insiti negli oggetti digitali per l’apprendimento aprono a possibilità inedite di apprendere attraverso la rete. Come si ripercuote ciò sulla scuola? La scuola è chiamata a svolgere un ruolo attivo, di innovazione rispetto alle finalità, ai modi di apprendere e di organizzare i contenuti curricolari attraverso la mediazione delle tecnologie. L’innovazione deve necessariamente prendere in considerazione tutti questi aspetti anche nelle loro mutue relazioni. Si affermano nuovi bisogni educativi e nuovi modi di apprendere in rete basati sulla partecipazione e sulla collaborazione tra studenti ed insegnanti in una scuola dove sono chiari i limiti dei curricula scolastici e dei saperi parcellizzati e onnicomprensivi. Ambienti di apprendimento digitale sono costruiti su risorse e materiali per l’apprendimento sempre più pervasivi.
Domande
COME SI REALIZZA IL RAPPORTO TRA SOCIALE E DIGITALE ALLA LUCE DEI NUOVI CAMBIAMENTI IN ATTO? CAMBIAMENTI

Manuela Repetto – Università degli Studi di Torino

La maker education proiettata nel terzo spazio: un’esperienza innovativa di didattica in rete
L’intervento ha come oggetto una riflessione sulla trasformazione di un corso universitario incentrato sulla maker education, apparentemente irrealizzabile in assenza di tecnologie e di materiali necessari alla progettazione e alla costruzione di oggetti “fisici”, in un corso online, rappresentabile come un “terzo spazio” quale luogo innovativo per la generazione creativa di progetti ed artefatti, per la definizione di nuove identità sociali, per la sperimentazione di strategie di apprendimento alternative.
Domande
Può un’esperienza come questa diventare un nuovo modello per fare didattica laboratoriale online? Quali sono le potenzialità e le criticità di un modello di questo genere?

Michele Marangi – Università Cattolica Milano

Usare le app come “terzo spazio”. Due studi di caso e prospettive di ricerca per la scuola dell’infanzia e per la primaria
Durante l’emergenza Covid-19, il digitale ha spesso rappresentato un “terzo spazio” di apprendimento, ben oltre la riduttiva formula della DaD, Didattica a Distanza. Cremit ha condotto nella primavera 2020 due esperienze nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria in cui l’uso di Padlet e di Google Site ha permesso non solo di erogare contenuti didattici, ma di creare vere e proprie comunità di pratica professionali capaci di unire apprendimenti formali e informali e di facilitare il confronto con tutte le componenti del sistema scolastico, allievi, docenti, genitori: – la piattaforma partecipativa creata dalle educatrici della Scuola dell’Infanzia presso la Scuola Achille Ricci di Milano; – la challenge didattica su Padlet progettata da Cremit come repository interdisciplinare rivolta a educatrici e insegnanti di tutti i cicli scolastici. La sperimentazione attivata dal Cremit ha permesso di: – verificare le potenzialità dei “terzi spazi” digitali come facilitatori di pratiche collaborative e di sviluppo di intelligenza collettiva; – declinare il digitale come opportunità di partecipazione e di protagonismo anche presso contesti professionali scarsamente alfabetizzati, contribuendo a colmare il digital divide sia tecnologico che espressivo – facilitate l’emersione delle competenze informali sia tra i professionisti pedagogici sia tra le famiglie e gli allievi, favorendo la corresponsabilità educativa e aumentando il grado di expertise operativa e di design creativo
Domande
Le due esperienze condotte hanno fatto emergere due questioni su cui appare utile approfondire la ricerca per indagarne le potenzialità come terzo spazio: Accreditamento del percorso: quale dispositivo è possibile attivare per il riconoscimento delle competenze mobilitate all’interno di questi percorsi? Modellizzazione delle relazioni tra i differenti attori del processo didattico e pedagogico, in una logica di valorizzazione dei processi informali di apprendimento e di corresponsabilità educativa

Alessandra Carenzio – Università Cattolica Milano

La creazione di un terzo spazio di apprendimento attraverso le iniziative di solidarietà digitale attivate per la scuola durante il periodo di sospensione delle attività didattiche in presenza
In questi mesi abbiamo assistito a un movimento di grande potenza partito dal basso: centri di ricerca, organizzazioni, editori, società scientifiche, gruppi si sono attivati in maniera reti-colare per promuovere apprendimenti al servizio della scuola attraverso e sul digitale come nodo naturale del vivere sociale e della relazione. Il contributo vuole provare a ragionare sulle diverse iniziative di solidarietà digitale costruite dal centro di ricerca CREMIT: un ciclo di webinar per la scuola del primo ciclo, un numero speciale della rivista Essere a Scuola, la challenge didattica (#distantimaunitiperlascuola), l’attivazione di un canale Tik Tok dedicato alla scuola. Le domande che guidano l’analisi dei dati sono tre: che tipo di comunicazione è stata attivata da queste iniziative? Quali contributi sono stati condivisi in ottica circolare? Possiamo con-figurare queste iniziative, intese come elementi di una proposta ragionata, come un terzo spazio? In chiave teorica, infatti, si tratta di una rete di attività che usa la relazione tra pari, che favorisce la condivisione della competenze in gruppi di affinità, che stimola la riflessione e la costruzione di una narrazione a supporto della capacità di incidere sulle cose (e a supporto della percezione di essere efficaci). Il corpus dell’analisi è composto dagli analitici dei canali social (Facebook, Instagram, Twitter e Tik Tok), dall’analisi dei post (commenti, richieste, feedback) raccolti nei canali social attorno alle iniziative promosse (trattati con software di analisi conversazionale), l’analisi dei commenti raccolti durante i tredici webinar condotti.
Domande
Creare comunità tra professionisti dell’educazione attraverso i terzi spazi in rete

Maila Pentucci – Università degli studi Gabriele D’Annunzio

Il compito come terzo spazio per la realizzazione della mobilitazione, del feedback, dell’incontro tra docente e studente
Il compito può essere inteso come un artefatto strumentale che diventa: spazio per mobilitare competenze (da parte dell’alunno) ed osservare tale mobilitazione (da parte dell’insegnante); strumento a sostegno della la relazione educativa, sia in termini di feedback, sia in termini di interazione e scambio tra alunno e docente; dispositivo entro cui il docente può nascondersi e guidare lo studente in azione.
Domande
Una risignificazione dell’idea di compito come elemento centrale nel corso dell’azione (Theureau, 2003, 2006; (Samurçay e Pastré, 2004); Il compito come spazio di co-azione (Vinatier e Altet, 2008); l’esperienza e il conflitto cognitivo alla base della progettazione del compito; il feedback interno al compito.

Mauro Palumbo – Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Napoli

Lo spazio virtuale – spazio di apprendimento e relazione
Una riflessione, ai tempi delle didattiche a distanza e dei distanziamenti sociali, sullo spazio virtuale inteso come quinto spazio di relazione interpersonale. Sulla scorta degli studi di Hall che definisce la distanza intima, personale, sociale e pubblica, nasce l’esigenza di definire la “distanza virtuale” come spazio di ritrovamento tra memorie corporee e azioni volte alla comunicazione e alla socializzazione.
Domande
Lo spazio di relazione e le distanze di comunicazione

Lorella Giannandrea, Alessandra Renieri, Francesca Gratani – Università di Macerata

Formazione dei docenti nel terzo spazio- documentazione di un corso di formazione per i docenti su progettazione, robotica e coding
 
Il contributo presenta l’esperienza di un corso di formazione per docenti sul tema della progettazione di percorsi di robotica e coding in un istituto comprensivo che si è svolto in modalità e-learning a causa dell’emergenza Covid. L’iniziale struttura del corso, basata su momenti di didattica attraverso la pratica e sull’utilizzo di semplici robot da programmare, è stata ripensata alla luce del vincolo di erogare il corso interamente online. La creazione di un “terzo spazio” è stato definito dalle attività collaborative dei docenti che hanno progettato insieme e utilizzato strumenti per il coding unplugged (come CodyRoby, CodyFeet, …) e plugged (come Scratch, Light bot, Bee bot emulator, …). Ciò ha messo in evidenza la possibilità di sperimentare un apprendimento attivo, momenti di learning by doing e la ricchezza di un approccio pull nella formazione dei docenti, motivandoli a “ri-pensare” queste modalità di lavoro nella didattica di classe.
I dati raccolti dal questionario pre-corso documentano l’iniziale difficoltà dei docenti nel relazionarsi all’interno delle piattaforme utilizzate e a partecipare ad una diversa tipologia di formazione. l dati raccolti al termine del corso suggeriscono la maturazione di un atteggiamento più favorevole a queste modalità di formazione.
L’impostazione del corso ha favorito, mediante un orientamento esperienziale, un potenziamento dell’identità professionale dei docenti, andando a rafforzare il loro senso di auto-efficacia.

Bracci Francesca, Romano Alessandra, Università Europea di Roma e Università di Siena

Inquiry-based learning, setting digitali e sviluppo dell’identità professionale

L’intervento propone una riflessione su due esperienze didattiche condotte nel secondo semestre dell’anno accademico in corso con studentesse frequentanti un Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria e un Corso di Formazione per il conseguimento della specializzazione per il sostegno ad alunni/e con disabilità. L’obiettivo è discutere limiti e potenzialità di due corsi inquiry-based a distanza nel supportare le partecipanti a riflettere criticamente sulle relazioni che intercorrono tra aspettative di carriera, traiettorie di sviluppo professionale e pratiche didattiche online e offline. Sono presentati, inoltre, i progetti di ricerca e gli interventi didattici realizzati dalle attrici coinvolte che riguardano i problemi e i dilemmi che l’emergenza Covid-19 ha posto ai diversi membri e interlocutori di contesti scolastici toscani e laziali.

Michele Baldassarre e Lia Daniela Sasanelli, Università di Bari

La classe virtuale come terzo spazio: riflessioni pedagogiche e didattiche per l’apprendimento “in rete”

A quale modello di analisi e utilizzo critico delle tecnologie un insegnante deve aspirare per poter sfruttare le opportunità messe a disposizione dal digitale e allestire ambienti di apprendimento innovativi e inclusivi in grado di recuperare il rapporto tra sociale e digitale? Terminata questa prima fase di emergenza scaturita dal COVID-19 che ha visto le tecnologie interagire in profondità con la struttura dell’agire didattico e spezzare le routine quotidiane delle pratiche tradizionali d’aula, i docenti sono ora chiamati ad effettuare un bilancio sull’esperienza condotta all’interno dell’ambiente digitale, che si è configurato a tutti gli effetti un “terzo spazio” e a riflettere su alcune priorità come quella di incentivare l’inclusione e la partecipazione sociale di tutti gli studenti facendo leva sulle differenti intelligenze. Il presente contributo nel rintracciare le assonanze fra la Teoria delle intelligenze multiple (Gardner, 1991) e le tecnologie didattiche (Mc Kenzie, 2006), vuole proporre alcune riflessioni di natura pedagogica e didattica sul modello del docente tecnocostruttivista (Noon, 1998) , un docente che fa uso della tecnologia non solo come strumento d’insegnamento, ma anche come mezzo per trasformare la classe in un ambiente di apprendimento innovativo e motivante. Promuovendo un accesso alle discipline diversificato e adottando una pratica educativa incentrata sulla differenziazione delle proposte formative, allo scopo di far affiorare e sorreggere le intelligenze individuali, il docente tecnocostruttivista è in grado di poter promuovere l’aspetto multiliteracy del digitale (Cope & Kalantzis, 2000; Limone & Pace, 2015; Rivoltella, 2012) . Attraverso l’utilizzo interattivo di più canali e modalità comunicative, consentendo agli studenti il passaggio da semplici “fruitori” di contenuti didattici ad attori del proprio processo di apprendimento e co-produttori, insieme ai pari, di nuove conoscenze, viene recuperata pienamente l’interazione tra sociale e digitale.
Domande
La classe virtuale come “terzo spazio”- interazione tra sociale e digitale

Telegram

Prima e durante il convegno sarà possibile discutere tramite il gruppo SIREM in Telegram Telegram usando l’hashtag #SIREM2020_4

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